...affidare al mare pensieri e sogni, che saranno così cullati dalle onde prima di frangersi sugli scogli o di "straccare" su qualche spiaggia lontana...
Spero di morire presto.
Sono stanca di vivere, stanca di pensare, stanca di cercare soluzioni per problemi che soluzione non hanno, forse.
Stanca di cercare di cambiare situazioni che non si possono cambiare.
Stanca di dover dimostrare quanto valgo.
Stanca di sbagliare.
Stanca di sentirmi sbagliata.
Stanca di sentirmi inadeguata.
Stanca di dover ragionare su ogni singola minuscola mossa per paura di fare quella sbagliata, e poi comunque sbagliare.
Stanca di dover a lungo meditare su ciò che dire, e come dirlo, per non urtare la sensibilità altrui, per poi realizzare che ho comunque sbagliato, e vedere che gli altri invece se ne strafottono di quello che mi può far male.
Sono stanca di tutto.
Solo il mio piccolo grande uomo che mi guarda con i suoi occhioni e mi dice "mamma non essere triste" mi da la forza di continuare.
E quando mi abbraccia mi fa sentire cattiva per aver solo pensato che morire sarebbe meglio che vivere così.
Vivrò, amore mio.
E reagirò.
Solo per te.
Che sei l'unica cosa positiva di 42 anni di esistenza.
La prima volta che l'ho visto era estate, ad una festa in piazza, perchè il fidanzato di una mia amica era amico suo, e si fermò a salutarlo, mentre la mia amica mi diceva chi era. Perchè ne avevo sentito parlare tante volte come di una persona speciale ed affascinante, e quindi mi aveva sempre incusiosito.
Effettivamente lo trovai affascinante, almeno fisicamente, perchè come persona non lo potevo sapere. Nessuno ci presentò, eravamo nella confusione della festa e tra me e lui c'era qualche metro di distanza e parecchie persone. Questo non impedì ai nostri sguardi di incontrarsi, per un istante che durò pochi secondi, ma che dopo undici anni ricordo ancora.
Niente di che, anche perchè io ero in compagnia del mio allora fidanzato, lui era in compagnia della sua allora fidanzata, e comunque nessuno dei due provò particolare interesse, ma entrambi avevamo riconosciuto qualcosa di nostro nell'altro. Anche se probabilmente dopo pochi minuti nessuno dei due avrebbe più pensato a quell'incontro...
Passò quasi un anno. Era una calda domenica di inizio estate. Sulla spiaggia vedo il fidanzato della mia amica che nel frattempo avevo un po' perso di vista, mi avvicino per salutarlo, per avere notizie della mia amica, per chiedergli che ci fa su quella spiaggia che loro di solito non frequentano.
Mi dice che è venuto a trovare un amico, e mi indica lui, che lo sta raggiungendo. Questa volta me lo presenta, ci sono le condizioni per farlo. Io lo riconosco, lui no, ma non importa. Mi invitano a seguirli al ristorante, ma io rifiuto ringraziando. Per me la vita da spiaggia è mare, sole e frutta, preferisco cenare che pranzare, in generale, d'estate a maggior ragione, con il caldo che fa!
Saluto, aguro buon appetito, mi sistemo sulla battima, mi bagno e mi asciugo al sole e mi bagno di nuovo, godendo di quella assolata giornata di Giugno.
Dopo un paio d'ore i due amici tornano, e mi raggiungono mettendosi a conversare. Poi S. se ne va, fa troppo caldo, e poi la fidanzata, la mia amica, lo aspetta per non so quale impegno, ci saluta e noi restiamo a parlare senza renderci conto del tempo che passa veloce.
Se ripenso a quel pomeriggio lo vedo come una scena di un film, quando il regista per far vedere lo scorrere del tempo inquadra i protagonisti nella stessa posizione, con lo stesso sfondo ma con le luci cambiate. Ecco, noi eravamo li, sulla battima, alle tre del pomeriggio come alle cinque, alle sei, alle sette...cambiava l'altezza del sole nel cielo, e di conseguenza la luce ed i colori intorno a noi, e si allungavano le ombre sulla spiaggia, e diminuivano le persone e quindi le voci, ed i chiacchericci ed il vociare dei bambini lasciava il posto allo sciabordìo della risacca mentre i gabbiani iniziavano ad arrivare alla ricerca di qualche rifiuto commestibile lasciato dai bagnanti, ed i bagnini iniziavano a chiudere gli ombrelloni ed a rassettare la spiaggia. Uno di loro ci conosceva bene (perchè anche se non c'eravamo mai incontrati scoprimmo di frequentare la stessa spiaggia da un po') e passando continuava a chiederci cosa mai c'eravamo raccontati in tutto il pomeriggio, e quante cose avevamo mai ancora da dire, visto che non davamo cenni di cedimento...arrivarono le otto.
P. disse che a quel punto doveva comprarsi qualcosa di pronto per cena , perchè la sua quasi ex-ragazza, che ancora viveva con lui in attesa di trovarsi una nuova sistemazione, non era a casa, sarebbe rientrata in serata, dopo cena, e lui avrebbe dovuto comprare qualcosa da cucinarsi e fare la spesa anche per l'indomani, ma ormai era tardi.
Io abitavo da sola, e buttai lì un invito molto informale, dissi che se voleva potevo offrirgli un piatto di spaghetti o un insalata. Lui accettò ma pose una condizione: doveva cucinare lui. Mi chiese se avevo gli ingredienti per fare la pasta di S.Lorenzo, una ricetta che aveva trovato su una confezione di pasta, che aveva provato e gli era piaciuta. Provò ad elencare gli ingredienti, avevo tutto.
Affare fatto, lui a casa sua per una doccia, io a casa mia per la doccia e per preparare gli ingredienti. Che gli feci trovare allineati sul piano di lavoro della mio angolo cottura da single!
Era un piatto molto estivo. Gli ingredienti tutti a crudo sul quale butti la pasta cotta che quindi diventa subito tiepida, condisci con un filo d'olio e via.
Ovviamente continuammo a conversare, come due vecchi amici, anche molto complici. Continuavamo a riconoscerci come c'eravamo riconosciuti in quello sguardo un anno prima...
Finimmo di parlare alle 5 della mattina! Solo perchè decidemmo di farlo, perchè in relatà avremmo potuto continuare! Infatti non avevamo affatto esaurito la voglia di racontarsi, di confrontarsi, di spaziare dai discorsi futili ai grandi temi, dai discorsi seri agli scherzi. Lui se ne andò, io andai a letto. Dopo poche ore eravamo sulla stessa spiaggia, quasi nella stessa posizione del giorno prima, ed il nostro amico bagnino scherzava chiedendoci se per caso avevamo passato la notte lì.
Dopo qualche giorno il nostro chiaccherare si trasformò in flirtare, conservando però il sapore del gioco, insomma, eravamo un po' più che amici ma fondamentalmente, principalmente, amici.
Con lui stavo bene e dimenticavo le recenti delusioni, affettive e professionali. Ed anche i problemi, primo fra tutti la disoccupazione!
Dopo qualche settimana trovai lavoro su uno yacht, e così passai quasi tre mesi in Corsica, dove incontrai anche una persona per la quale persi la testa e il cuore.
Quando tornai rividi P. e ci raccontammo i nostri tre mesi, il mio amore per la persona conosciuta in Corsica, la fine della sua convivenza e quindi la chiusura definitiva della sua lunga storia, la sua storia estiva con una persona che conosceva da anni e che conoscevo anch'io, insomma riprendemmo a frequentarci e a raccontarci, come facevamo nelle lunghe giornate di sole e di mare. Questa volta passeggiando sul molo, gustandoci il salmastro di quel mare autunnale che tanto amavamo, o davanti al suo caminetto, bevendo un bicchiere di vino.
Poi una sera ci fu un fraintendimento, per telefono, ci capimmo male, ci spiegammo peggio, e il nostro rapporto si incrinò.
E forse a causa di un po' d'orgoglio, o forse perchè in quel momento i nostri sentimenti erano confusi, e cercavamo nell'altro cose che l'altro in quel momento non poteva o non voleva darci, o forse perchè i nostri sentimenti erano diversi da quello che pensavamo, facemmo una gran liticata, e non cercammo di chiarirci, perdendoci di vista.
E quando ci rincontrammo l'estate successiva sulla stessa spiaggia ci evitammo accuratamente.
Quando dopo anni, ho avuto bisogno di un aiuto che professionalmente lui poteva darmi, ho esitato un po' ma poi ho chiamato, e lui è stato il solito. Come se ci fossimo salutati la sera prima, come se quegli anni non fossero passati. E quello stupido litigio non fosse mai avvenuto.
Tra l'altro scoprimmo che conosceva benissimo la persona che che nel frattempo avevo incontrato ed era diventato mio marito, o meglio lo conosceva quando mio marito era un bambino e lui un ragazzino, ed abitavano vicini.
Dopo un po' ci perdemmo di nuovo di vista, questa volta per i diversi impegni familiari e per il diverso stile di vita. Lui ancora single impenitente, io sposata con un bambino piccolo da accudire.
Nel frattempo avevo cambiato anche spiaggia, quindi gli incontri erano rarissimi anche in estate.
Poi lo incontro con una nuova fidanzata, lo vedo sereno, ne sono felice. Vengo a sapere dal "bagnino" della vecchia spiaggia, ancora in contatto con lui, che si è sposato e che proprio lui gli ha fatto da testimone! Bene, mai dire mai, non ci avrei mai creduto...
E infatti, quando lo incontro e mi congratulo per l'avvenuto matrimonio mi dice che si è già separato...e sono passate solo poche settimane dal giorno del si! Mi dispiace. A lui no. Riconosce di aver fatto un errore. Ma la considera una tappa della sua vita che comunque gli ha dato molto.
Da allora non ci siamo più persi, anche se i nostri diversi stili di vita ancora ci separano. Lui è tornato ad essere uno scapolo impenitente e per di più sempre in viaggio, io ho ripreso a lavorare ed ho un figlio che cresce e con lui crescono gli impegni.
Questa è la storia di una amicizia vera , che dopo dieci anni e qualche intoppo resiste ancora. Sempre più profonda, intensa, per qulacuno forse inconcepibile, incomprensibile. Per noi, che la viviamo, semplicemente bella.
Gli intoppi sono dovuti ai nostri caratteri, così simili. E' per questo che ci siamo "riconosciuti", subito, con uno sguardo prima, a pelle dopo. Per noi guardare l'altro è come guardarsi alo specchio. A volte riconosciamo nell'altro i nostri stessi lati positivi, che ci fanno sentire bene, con noi stessi e con gli altri. Altre volte quelli negativi, che non ci piacciono. E allora lo facciamo notare all'altro. E nasce il confronto. Altre volte ancora invece, il lato negativo non ci piace proprio, prima in noi e poi nell'altro, e viene la rabbia, e nasce lo scontro.
Però siamo ancora qua. E quando iniziamo a parlare non ci fermiamo più. E sicuramente potremmo arrivare all'alba, come quel giorno di dieci anni fa. Ma adesso ci sono impegni che ce lo impediscono. Per fortuna, dopo tanti anni, ci capiamo al volo, a volte con uno sguardo, e quindi i tempi di conversazione si sono ridotti...
eccomi tornata alla vita di tutti i giorni dopo un'altra vacanza "nevosa"
sono tornata al mio mare ed alla sua aria salmastrosa dopo un tuffo nel bianco e nel verde
il bianco della neve, soffice e fresca che è caduta copiosa anche il giorno dopo il mio arrivo malgrado l'ormai inoltrata primavera...
il verde degli abeti, sotto ai battuffoli della neve appena caduta e presto sciolta dal tepore del sole ormai, appunto, primaverile...
il verde delle vallate, che si vedevano dall'alto, e che contemplavo in relax mentre risalivo con la seggiovia...
ogni volta mi sorprendo di questo mio nuovo amore...
io che ho bisogno di vedere il mare ogni giorno, mi sono innamorata della montagna...
a me che piace sentirmi l'odore ed il sapore del salmastro addosso e mi ritrovo felice infagottata in una tuta da sci...
a me che piace camminare a piedi nudi sulla spiaggia, serena anche con i piedi costretti dagli scarponi...
a me che piace sentire il calore del sole, non dispiace il freddo che devo soffrire per poi gioire delle discese...
io che rimango affascinata dai racconti dei vecchi lupi di mare, ascolto rapita i racconti di quegli orsi di montagna...
sono sensazioni apparentemente contrastanti, eppure ogni volta trovo nuove similitudini tra i montanari ed i marittimi...
anche l'ospitalità del maestro di sci che ci ha invitato per il pomeriggio di Pasqua per un caffè che poi si è trasformato in uno spuntino a base di pane e salame fatti in casa annaffiati da un buon bicchiere di vino rosso, che ci ha accolto in casa e in famiglia, non è poi diversa da quella del pescatore che butta un pesce sulla griglia o improvvisa due spaghetti co' nicchi da mangiare in compagnia...
... un pensiero al piccolo Tommaso...
MAI PIU'
MAI PIU'
MAI PIU'
MAI PIU'
che davvero il suo sacrificio serva a scuotere le coscenze!
Mi chiedevo quali significati potesse avere l'espressione "c'è sempre tempo per stare a guardare"
Significa che dobbiamo restare più possibile attivi, perchè per fermarsi e stare a guardare quello che succede intorno a noi senza agire c'è sempre tempo?
Vero, anche se purtroppo capita che qualcosa o qualcuno ci tolga la voglia di fare, e così ci mettiamo a sedere, a guardare il tempo che passa insieme alle nostre energie ed i sogni che restano nel cassetto a far compagnia alle nostre riposte aspirazioni.
O significa piuttosto che per quanto indaffarati c'è sempre un po' di tempo per stare a guardare quello che ci succede intorno, se lo vogliamo?
Be' effettivamente la fretta, l'avidità, l'ambizione portata all'eccesso, i ritmi sempre più frenetici del quotidiano vivere, lo stress che ne consegue, ci porta spesso a non guardare quello che ci succede intorno.
E così ci perdiamo colori, suoni, profumi, ma anche possibili amori, probabili amicizie, momenti che non si ripeteranno, figli che crescono, genitori che invecchiano, desideri non esauditi, sia nostri che dei nostri cari, richieste di aiuto che non sentiamo nemmeno quando arrivano da molto vicino, a volte addirittura dal nostro corpo, dalla nostra mente, che esausti ci chiedono riposo...
E allora fermiamoci ogni tanto, altrimenti potremmo ritrovarci pieni di rimorsi e di rimpianti e senza più tempo. Per niente, nemmeno per stare a guardare.
Ascoltiamo quello che la natura ci dice e facciamo quello che la nostra mente ed il nostro corpo ci suggeriscono.
In fondo...c'è sempre tempo per stare a guardare.
Ho accompagnato un'amica ad Amsterdam.
Doveva incontrare una persona per lavoro e non se la sentiva di affrontare un incontro così importante con il suo inglese un po' traballante visto che avrebbero affrontato argomenti tecnici ed economici.
E così ha chiesto il mio supporto che le ho dato molto volentieri. Per amicizia, e perchè l'idea di un paio di giorni in giro non mi dispiaceva.
Avevo un ricordo di Amsterdam poco positivo. C'ero passata 15 anni fa, durante un viaggio con il mio allora fidanzato.
Avevamo organizzato una vacanza a tappe in giroin auto per parte dell'europa: ogni giorno, massimo due, una città diversa.
Francia, Germania, Olanda.
Arrivammo ad Amsterdam in un afoso ed umidiccio pomeriggio di metà agosto.
Le strade che costeggiano i canali sono strette e difficili da percorrere se non sei abituato, con migliaia di biciclette che sfrecciano sul lato destro della carreggiata (quando non hanno spazio per una pista ciclabile) ed hanno priorità assoluta, per cui si sentono sicuri, mentre chi guida, se non avvezzo, teme sempre di prenderne una in pieno!
Faticammo a trovare un parcheggio autorizzato. Per aver lasciato pochi minuti la macchina in un posto che ci pareva idoneo ma non lo era rischiammo che ce la bloccassero con le ganasce (con conseguente multa).
Finalmente, dopo aver trovato una sistemazione (per niente economica) per l'auto, andammo un po' in giro per il centro.
Nella strada centrale c'erano i famosi "coffee shop" e gli atrettanto famosi sexy shop con le donnine in vetrina. C'era un sacco di turisti, alcuni "normali" altri decisamente "eccentrici" altri ancora "devastati".
Ci offrirono di tutto, o quasi. Perchè sanno che spesso gli italiani ci vanno per quello. Ovviamente non tutti e non solo, però questa è la loro idea di una parte di turisti italiani.
Decidemmo di proseguire il viaggio verso nord, di allontanarci da quel caos. Il museo di Van Gogh che volevo visitare era ormai chiuso, e l'idea di cercare un alloggio per passare la notte per poi visitare il museo la mattina successiva prima di proseguire ci sfiorò per pochi attimi. Ma la voglia di uscire da quella sporcizia e da quell'aria pesante, anche atmosfericamente parlando per l'alto tasso di umidità, ebbe il sopravvento.
E così lasciammo Amsterdam a favore di un paesino bellissimo e tranquillo che trovammo dopo un' oretta di macchina. Era un villaggio di pescatori che un mio amico tedesco ci aveva suggerito. Era molto suggestivo. Tranquillo. Pulito. Sembrava di essere in un cartone animato. Con quelle casine piccole, ordinate, quasi finte. Un villaggio fatto con i mattoncini della lego!
Dovevamo starci un paio di giorni, ma raddoppiammo, per quanto era piacevole e rilassante passeggiare per quelle stradine.
E così come gli olandesi pensano, portando avanti un luogo comune pari al fatto che gli italiani mangiano solo pizza e spaghetti, che molti turisti vanno ad Amsterdam per fare ciò che nel loro paese è vietato, io ho iniziato a pensare a due olande: quella delle casine belline ed ordinate, delle campagne con i mulini a vento, dei villaggi tranquilli, e quella di Amsterdam capitale della perdizione.
Su Amsterdam mi sono dovuta ricredere: la mia amica aveva prenotato un alberghetto in centro.
Appena ristrutturato, piccolo, a gestione familiare, senza ambizioni ma ordinato, pulito e decoroso.
Dall'altro lato della strada, larga appena quanto basta a far transitare un auto, un canale. Di là dal canale un'altra stradina altrettanto stretta (ovviamente in senso unico contrario a quella dell' hotel).
Siamo arrivate nel tardo pomeriggio, il tempo di sistemare i bagagli, farsi una doccia e siamo uscite a fare due passi cercando un posto per cenare.
L'atmosfera era bellissima, queste costruzioni particolari, molto belle, in stile (credo) gotico.
Case molto belle che mi pare si definiscano in stile "giorgiano" alternate a casine piccole fatte con i soliti mattoncini delle costruzioni!
Una tranquillità "palpabile", e non c'è stato nessun problema a passeggiare, malgrado fossimo due donne sole.
L'indomani tutto il giorno impegnate nel meeting di lavoro della mia amica, al termine del quale il gentilissimo e simpatico signore olandese (altro luogo comune da sfatare: i nord europei non sono tutti freddi!) ci ha fatto fare un giro in auto nella periferia di Amsterdam mostrandoci mulini a vento tradizionali (alcuni ancora perfettamente funzionanti), canali con vecchie imbarcazioni trasformate in abitazioni galleggianti (house boat tipiche che adesso sono solo house e non più boat) e ville fantastiche accessibili solo "via canale" costruite nel XVI secolo dai ricchi che volevano venir via dalla città che aveva sempre un cattivo odore (i liquami finivano nei canali) che stonava con la loro ricchezza ed il loro sfarzo.
Devo dire che sono ripartita per l'Italia ripromettendomi di tornarci perchè è veramente un paese affascinante.
E poi devo assolutamente vedere il museo Van Gogh, che anche questa volta non aveva orari compatibili con i miei impegni!
E soprattutto la convinzione che è assolutamente vero che non bisogna mai fermarsi alla prima impressione, bisogna cercare di guardare "oltre".
Spesso c'è qualcosa in più di quello che appare.